Nella villa decadente alle porte di Napoli appartenente alla baronessa Donna Clotilde, fa il suo arrivo il giovane Ferdinando, presunto nipote rimasto orfano, di una bellezza candida, ambigua e conturbante. La lettera di un notaio che lo accompagna, dichiara che la baronessa, unica parente rimasta, avrà l’onore e l’onere di occuparsi sia dell’educazione che della gestione del patrimonio del giovane. Lentamente quanto subdolamente, Il ragazzo riuscirà a sedurre i protagonisti di questa storia, intrecciando relazioni promiscue, e facendo così scoppiare contraddizioni e rancori sopiti. Verranno così inevitabilmente a galla gelosie, intrighi, desideri e brame sessuali, provocati apposta da questo inaspettato e insospettabile ospite, che nasconde un segreto disegno, che svelerà solo alla fine. Un intrigante e divertente racconto, colmo di colpi di scena. Una eccellente prova di attore per gli interpreti di questa pièce, che si sono cimentati districandosi disinvoltamente tra dialetto napoletano e italiano, con diversi registri di linguaggio previsti dal testo, che ne hanno messo alla prova l’abilità. I quattro interpreti si muovono sulla scena, ambigui e camaleontici, alternando espressioni che rappresentano le contraddizioni di una decadenza epocale, di costume e sociale oltre che personale, che Annibale Ruccello evidenzia senza sconti in questa sua opera tra le più brillanti e sarcastiche.